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La ricerca
scientifica degli ultimi anni ha mostrato che la respirazione ha un ruolo importante
sia nelle manifestazioni cliniche che nei meccanismi neurobiologici coinvolti
nel Disturbo di Panico (DP). I pazienti affetti da DP spesso provano senso di
soffocamento e “fame d’aria” durante gli attacchi di panico
e riferiscono che anche nei periodi liberi dagli attacchi sono disturbati da
sensazioni quali “sforzo respiratorio”, “respiro che si blocca”,
“respiro che perde il suo ritmo”. Essi sono inoltre ipersensibili
all’inalazione di miscele arricchite con anidride carbonica (CO2), sostanza
che costituisce uno dei principali stimoli alla ventilazione per il nostro sistema
respiratorio. Studi recenti, effettuati anche dal nostro centro, hanno mostrato
che i soggetti con DP hanno una modalità di respirazione a riposo più
irregolare e “caotica” rispetto a soggetti che non hanno mai avuto
attacchi di panico (Caldirola et al, 2004). In particolare, la frequenza respiratoria
(atti respiratori al minuto) e il volume corrente (quantità di aria inspirata
ed espirata con ciascun atto respiratorio) sono i parametri che hanno mostrato
una maggiore irregolarità; poiché sono proprio i pazienti con
una più elevata irregolarità di questi due parametri che sembrano
essere maggiormente sensibili all’inalazione di CO2, è stato ipotizzato
che l’irregolarità respiratoria possa essere una caratteristica
che influenzi il manifestarsi degli attacchi di panico. Terapie farmacologiche
con provata efficacia clinica anti-panico si sono mostrate efficaci nel ridurre
sia l’ipersensibilità all’inalazione con CO2 che l’irregolarità
respiratoria nei soggetti affetti con DP (Perna et al 2002; Yeragani et al 2004):
ciò ha suggerito che la modulazione della funzione respiratoria potrebbe
essere una delle vie attraverso cui si possa ottenere la remissione clinica
degli attacchi. Queste osservazioni sperimentali costituiscono il razionale
alla base dell’applicazione di terapie respiratorie non farmacologiche
mirate a migliorare la funzione respiratoria nei soggetti con DP. La maggior
parte delle tecniche respiratorie fino ad oggi applicate sono state indirizzate
alla riduzione della frequenza respiratoria ed al rallentamento del respiro,
per ottenere uno stato di rilassamento generale oppure per aiutare il paziente
ad attenuare l’iperventilazione che spesso si manifesta durante l’attacco
di panico. Gli studi scientifici che hanno valutato l’efficacia delle
tecniche respiratorie nel DP sono pochi e difficilmente confrontabili, poiché
spesso hanno usato disegni di studio molto diversi, e non tutti sono stati eseguiti
seguendo una corretta metodologia scientifica. Le più comuni carenze
metodologiche sono rappresentate 1) dalla mancanza di gruppi di controllo, cioè
gruppi di pazienti che seguono altri trattamenti, che sono indispensabili per
poter effettuare un vero confronto di efficacia tra diverse terapie; 2) dal
contemporaneo utilizzo di altre terapie, non uniformi e non controllate, che
ostacola la valutazione di quale sia l’effetto della terapia respiratoria
sui sintomi clinici; 3) dalla mancanza di misurazione dei parametri respiratori
prima e dopo la terapia respiratoria. Pur con le suddette limitazioni, la maggior
parte degli studi ha rilevato un beneficio soggettivo percepito dai pazienti
ed una diminuzione dei sintomi d’ansia, anche se non sempre queste valutazioni
erano mirate alla specifica quantificazione dei sintomi di panico. Un recente
studio ha invece valutato sia la modificazione di alcuni parametri respiratori
che il miglioramento dei sintomi di panico in un gruppo di pazienti con DP che
hanno effettuato una terapia respiratoria di quattro settimane finalizzata alla
riduzione della frequenza respiratoria e dell’iperventilazione a riposo
(Meuret et al., 2004). La terapia ha ottenuto una significativa diminuzione
della frequenza respiratoria, un innalzamento della pressione parziale di CO2
a riposo (indice di diminuita iperventilazione) ed un miglioramento dei sintomi
di panico. Anche se ulteriori studi saranno necessari, questi risultati sostengono
l’utilità e l’efficacia di un intervento finalizzato a modificare
la modalità respiratoria a riposo nei pazienti con DP. L’utilizzo
delle tecniche respiratorie appare quindi utile non solo come ausilio per controllare
l’eventuale iperventilazione durante gli attacchi di panico ma soprattutto
come un metodo che, attraverso il miglioramento della funzionalità respiratoria
a riposo, potrebbe favorire la remissione di sintomi clinici di panico. Sulla
base di queste osservazioni, nel nostro centro è stata messa a punto
una terapia respiratoria che prevede sia l’addestramento al respiro lento
che la riduzione dell’irregolarità respiratoria a riposo. L’obiettivo
della terapia è quello di ripristinare il ritmo armonico e regolare del
respiro. Attraverso una serie di esercizi specifici, ciascun soggetto è
aiutato a riacquistare la consapevolezza del proprio respiro e a respirare secondo
l’ottimale modalità della respirazione combinata. Essa è
costituita dal movimento armonico e coordinato di torace e addome che ricorda
il movimento di un’onda (“onda respiratoria”) e che rappresenta
il tipo di respiro più naturale e fisiologico. Poiché, come sopra
discusso, l’irregolarità respiratoria può influenzare il
manifestarsi degli attacchi di panico, la modulazione della funzione respiratoria
attraverso la regolarizzazione e l’armonizzazione del ritmo del respiro
respiratorio potrebbe diminuire la suscettibilità verso gli attacchi
di panico, coadiuvando e potenziando l’effetto dei farmaci antipanico.
Bibliografia
Caldirola
D, Bellodi L, Caumo A, Migliarese G. Approximate Entropy of respiratory patterns
in Panic Disorder. American Journal of Psychiatry 2004; 161: 79-87.
Meuret AE,
Wilhelm FH, Roth WT. Respiratory feedback for training panic disorder. J Clin
Psychol 2004; 60(2): 197-207.
Perna G,
Bertani A, Caldirola D, Gabriele A, Cocchi S, Bellodi L. Antipanic drug modulation
of 35%CO2 and short term treatment outcome. Journal of Clinical Psychopharmacology
2002; 22 (3): 300-308.
Yeragani
VK, Rao R, Tancer M, Uhde T. Paroxetine decreases respiratory irregularity of
linear and nonlinear measures of respiration in patients with panic disorder.
A preliminary report. Neuropsychobiology 2004; 49(2): 53-7.
a
cura della Dr.ssa D. Caldirola
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